giovedì 8 novembre 2007

Mose

Il problema dell'acqua alta a Venezia é reale.
Il 1966 non ce lo siamo sognati. Un Mosè serve. I soldi ci sono.

Ma proviamo a riflettere un attimo su quest'opera; come da illustrazione, il tutto si appoggia sott’acqua.
Al momento necessario, la struttura si alza e blocca la marea. In altre parole, è come se ad un libro appoggiato per terra ogni tanto gli si alzasse la copertina. In teoria, "non fa na grinza".

A pensarci, ma non troppo, ci sono dei problemi fondamentali. Questa diga si appoggia sul fango e. per forza di correnti, peso, movimenti microsismici, sarà soggetta a spostamenti che avranno un effetto negativo, a lungo termine, sul posizionamento e sulla funzionalità della struttura stessa.
Trattandosi di struttura subacquea, il costo della sua manutenzione si presenta altissimo (circa € 30 milioni per ogni anno) ed, in ultimis, entro 20 anni. la medesima sarà un rottame inservibile. Nessun elemento rimane integro, sottacqua per tanto tempo. Nessuno.

E' stato previsto che nei prossimi 20 anni le maree si innalzeranno di 40 cm ed il rialzo del Mosè non basterà. In sintesi: il progetto è vecchio, mal pensato, criminalmente dispendioso e tra poco sarà irrilevante. Ma, non avevamo detto che una diga, un Mose ci serve. Yes.
Basterebbe dare un’occhiata a ciò che si fa in Olanda dove le maree sono un problema quotidiano. Le dighe immerse non si fanno più, in quanto troppo dispendiose. Si costruiscono dighe a scivolo sulla terra ferma, facilmente soggette a manutenzione  e consistenti in un braccio meccanico che si posiziona come diga solo quando serve. Come una comoda porta a scivolo. Il costo di manutenzione è molto ridotto e le problematiche facilmente gestibili.
Inoltre, perchè non approfittare dell'occasione per incorporare delle turbine per la generazione di energia elettrica, che sfruttano il movimento delle maree: ghe vol poco ciò.

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